Lucio, mio fratello e gemello

di Barbiero Loris/Il sorriso che si accende nel suo volto ostenta una sorprendente e umana naturalezza consegnandosi all’interlocutore semplicemente per spargere pace intorno. Neanche un sorriso studiato ed elaborato al computer potrebbe minimamente ricalcare la spontaneità che traspare dalle sue labbra. Egli incrocia generosamente lo sguardo con chiunque e al pari di una forza ipnotica ghermisce gli occhi cogliendo sistematicamente l’attimo esatto.
Dio ha riservato questo dono al suo esile corpo, chissà forse per farsi perdonare? Niente affatto. Lucio non conosce l’ingiustizia o la sfortuna di portare un handicap, è ben al di là dal prendersela contro qualcuno o qualcosa. La vita gli è stata offerta così? Ebbene, è doveroso soltanto tuffarsi nella realtà e coglierne l’essenza stessa. Conviene sfruttare al meglio ciò di cui si dispone: come fa con i suoi grandi occhi, che usa per scrutare dappertutto anche oltre il suo campo visivo, sempre incuriositi e che incuriosiscono. Contempla tutti i suoni, anche i più lontani e i meno chiari, materializzandoli con semplicità sorprendente dentro di lui come il contorno nitido di una foto mai sfocata. Il mondo a cui volge le spalle non è meno noto ed entusiasmante di quello che si staglia di fronte.

Trascorre la giornata in carrozzina: la sua compagna insostituibile, trasformista d’eccellenza: all’occasione è una generosa poltrona per ascoltare la buona musica o per gustare un film in prima fila al cinema o dove trepidare davanti al teleschermo per un avvenimento sportivo. In compagnia di un amico è un ottimo mezzo di locomozione per girovagare senza meta lungo le strade del paese. Infine si tramuta in una comoda sdraio negli uggiosi pomeriggi della stagione fredda.
Sereno, non esibisce mai nessun segno di sconforto, anzi, ammonisce chiunque accenni appena alla sua condizione e ribadisce con semplicità la sua voglia di vivere che immancabilmente trasmette. Sebbene conscio di non poter mai muovere alcun passo o dare ordini alle sue mani, egli crede ciecamente nel suo corpo per quel poco che gli concede.

La sua mente è viva e ciò gli basta. Com’è delizioso guardare i bambini in gioco con un entusiasmo sempre nuovo e riuscire a immedesimarsi a tal punto da credere di partecipare alle loro scorribande! E com’è curioso seguire un gruppo di operai al lavoro in un cantiere vicino casa e studiare ogni loro movimento! In quell’angolo del giardino di casa, dove un abete australiano regala riparo dai raggi solari, trascorre di buon grado pomeriggi interi a osservare: talvolta lo si coglie a fissare nel vuoto verso un orizzonte che si apre soltanto alla sua vista. In quell’angolo segreto di cielo egli vi colloca chissà quali ricordi lontani; immobile, quasi in catalessi, le braccia abbandonate sopra i poggioli, con le mani ad eterno pugno, Lucio ripercorre la sua remota cavalcata. Nel volto, attimo per attimo, si potrebbero leggere i sentimenti che sta rivivendo: ora felice e disteso, ora pensieroso e serioso a scavare in profondità nei meandri della memoria, ora pacifico e scrupoloso; viaggia sull’onda del passato dove scorrono immagini sempre gradite, vive, presenti che hanno la forza di riempire quegli occhi di colorato vigore, quel corpo di frenetica e controllata agitazione, quei piedi di un movimento sincrono al punto che sembrano deambulare nell’aria.

Cammina, corre, salta, si nasconde, arriva a volare come quella candida farfalla dagli occhi neri che, entrata involonta-riamente nel suo campo visivo, lo riporta per mano alla nuova immagine, da registrare e assaporare con discrezione. Quel fiore solitario, circondato di attenzione dal fragile insetto, ottiene la ricompensa per la sua silenziosa e paziente attesa e offre ogni parte di sé come in sacrificio. Com’è delizioso sentirsi utili e vivi seppure nell’attesa di qualcuno che si accorga di noi, per poi dare tutto noi stessi al primo che ci porge lo sguardo, sia pure di sfuggita; trovarsi all’appuntamento col prossimo ripaga di tutti i limiti che ciascuno può riconoscersi. Lucio ricambia il saluto ad ognuno che passa per strada, risponde a chi gli chiede un’informazione con disponibilità, dialoga piacevolmente con chi si intrattiene più a lungo con lui. E quando ritorna solo, si trova ricaricato e rinfrancato pronto per nuove “esplorazioni”.

Intanto tornare ad ammirare il mondo emozionante intorno a sé non è un intrattenimento meno interessante e impegnativo: tiene infatti un filo diretto con i passeri e fischietta con loro, ha stretto un patto di amicizia con una coppia di merli rimanendo immobile contro natura per non sollecitare la loro diffidenza, di-vide la compagnia con una timida lucertola mentre si crogiola al sole a poca distanza, fraseggia con il gatto randagio che al passaggio di ronda si struscia il pelo sui raggi della carrozzina, di-venta lo spettatore unico della tessitura della tela di un ragno, addirittura c’è una cagnetta della famiglia vicina che, al richiamo di Lucio, improvvisamente abbandona ogni sua attività e ol-trepassando con difficoltà fra le fessure della ringhiera si precipita da lui, gli scodinzola attorno e si permette con molto garbo una leccatina fugace alle sue mani. Quando poi l’intesa è affinata il piccolo animale si distende sul poggiapiedi della carrozzina a sonnecchiare pigramente tra le sue gambe, destando la sua estasiata ammirazione. Ogni volta, benché si ripeta l’ennesima scena, egli prova un’emozione diversa frutto della nuova esperienza. Citando il titolo di una canzone che spesso canticchia, Lucio rimarrà sempre fedele a questo ideale: LA VITA E’ ADESSO.